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| N. 12 - 2004 04/19/2004 |  |
CELLULE STAMINALI PER RIGENERARE IL DANNO DA INFARTO
Cellule staminali derivate dal trapianto del nucleo embrionale e iniettate intorno alla regione cardiaca danneggiata dall’infarto possono indurre la ricostituzione dei tessuti del miocardio. Queste le conclusioni degli studi condotti dal professor Piero Anversa e dal suo team al Cardiovascular Research Institute del New York Medical College di Valhalla. Secondo lo studio, il tessuto rigenerato arriva a sostituire il 38% della cicatrice in un mese. Le caratteristiche strutturali dei nuovi miociti indicano l’avvenuto collegamento elettrico e meccanico dei tessuti. Nonostante i problemi che ancora affliggono le tecniche di trapianto dei nuclei, le cellule staminali derivate da embrioni clonati si sono dimostrate adatte a riparare i tessuti danneggiati. Soprattutto, l’entità della rigenerazione del miocardio ottenuta con questa tecnica risulta significativamente superiore a quella raggiunta con cellule derivate dal midollo osseo di adulti.
LA DANIMARCA METTE A PUNTO UNA PIANTA CHE RILEVA LA PRESENZA DI MINE ANTIUOMO
Un team di botanici danesi ha modificato geneticamente una pianta largamente diffusa, la Arabidopsis Thaliana, affinché le sue lunghe radici, penetrando nel terreno, la rendessero sensibile alle cessioni chimiche delle mine antiuomo. In sostanza, integrando nel suo corredo genetico un Bcm (Bio croma marker), l’hanno resa “avida” di biossido d’azoto, elemento rilasciato dagli oggetti esplosivi. Seminando i campi minati con l’Arabide comune, lasciandola crescere per almeno un mese e studiando il diverso colore delle foglie è possibile mappare con precisione la presenza di ordigni vicini alle radici delle piante. Per Simon Oostergaard, coordinatore del progetto, “la speranza di tutti è che la piantina venga largamente impiegata nella ricerca di mine, soprattutto in quelle zone densamente popolate dove l’impiego indiscriminato degli ordigni ha determinato numerosissimi lutti e terribili sofferenze, soprattutto per i bambini”.
UN NUOVO BIOTEST CI AIUTERA’ A RINTRACCIARE GLI AGENTI PATOGENI NEL CIBO
Le autorità sanitarie di alcuni Paesi europei hanno recentemente approvato una metodologia “biofollower” per identificare uno specifico batterio grazie alla comparazione genetica diretta della sua mappatura citologica. Secondo Manfred Weikel, microbiologo dell'EFSA (European Food Safety Authority) “disporre di un test rapidissimo per valutare la presenza di tossine killer, salmonelle o agenti patogeni particolarmente aggressivi nei cibi freschi e confezionati può risultare determinante sia per proteggere la salute dei cittadini sia nella la lotta al bioterrorismo”. “Inoltre - sottolinea il ricercatore - per individuare e eliminare microrganismi estremamente virulenti come l’enterobatterio sakazakii, in grado di causare sepsi, meningiti o enterocoliti necrotizzanti, pericolose soprattutto nei neonati, il biotest è un notevole punto di forza”.
E’ LA MORFINA MODIFICATA IL CARDIOPROTETTORE DEL FUTURO
Nessun farmaco si è dimostrato clinicamente superiore alla morfina nell’alleviare il dolore acuto, ma i suoi benefici effetti sul cuore erano sino ad oggi poco conosciuti. Ora uno studio pubblicato sull’autorevole “Circulation” autorizza nuovi scenari: alcuni topi trattati con morfina purissima, dopo numerose assunzioni dell’oppiaceo, seguite ad ischemia indotta, hanno dimostrato un notevole recupero funzionale.
Com’è noto la morfina sortisce però anche effetti allucinogeni. Per mantenerne l’efficacia come cardioprotettivo ed eliminare l’effetto stupefacente si è fatto ricorso all’ingegneria genetica: modificando il Dna del papaverum sonniferum album si può ora bloccare la sua crescita ad un certo stadio, rendendolo inadatto alla sintesi dei narcotici, ma lasciando aperta la possibilità di ricombinarlo in laboratorio con un fattore di sviluppo che permette l’estrazione della frazione desiderata.
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